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ChatGPT rivoluziona l’ecommerce: “Buy it in ChatGPT”

Buy it in ChatGPT

ChatGPT rivoluziona l’ecommerce: “Buy it in ChatGPT” e checkout istantaneo
OpenAI introduce gli acquisti conversazionali: con Buy it in ChatGPT gli utenti possono scoprire, valutare e comprare prodotti direttamente nella chat, senza uscire dal dialogo. La novità poggia su Instant Checkout e sull’Agentic Commerce Protocol (ACP), uno standard aperto pensato per collegare in sicurezza gli shop online ai modelli di AI. Risultato: la ricerca prodotto diventa organica e rilevante, la conversione è frictionless, e i brand ottengono un nuovo canale B2C ad alta intenzione. Ecco cosa approfondiamo nell’articolo che per un eCommerce manager è fondamentale sapere:

– Che cos’è “Buy it in ChatGPT”
– Tecnologia e API: il Protocollo Agentic Commerce (ACP)
– Come cambieranno le abitudini d’acquisto dei consumatori
– Implicazioni per imprenditori e merchant online
– Integrazione con piattaforme come Magento e WooCommerce
– Come prepararsi al Buy it With ChatGPT

L’annuncio di OpenAI: Instant Checkout e Agentic Commerce Protocol

OpenAI ha ufficialmente annunciato “Buy it in ChatGPT”, una nuova funzionalità che introduce l’acquisto diretto di prodotti all’interno delle conversazioni su ChatGPT. Si tratta di un passo epocale verso l’agentic commerce – un commercio mediato da agenti AI – in cui ChatGPT passa dall’essere un assistente conversazionale per consigli d’acquisto a diventare una vera piattaforma transazionale. In pratica, più di 700 milioni di persone che già ogni settimana si affidano a ChatGPT per trovare idee di prodotti, ora potranno anche comprarli direttamente dalla chat. La novità debutta con la funzionalità Instant Checkout, realizzata in partnership con Stripe, e con un nuovo standard aperto denominato Agentic Commerce Protocol (ACP).

L’annuncio (datato 29 settembre 2025) specifica che inizialmente il servizio è disponibile per gli utenti ChatGPT (sia abbonati Plus/Pro che utenti free) negli USA, con il supporto attuale per acquisti di singoli articoli. In futuro prossimo verranno abilitati anche carrelli multi-prodotto e l’estensione ad altri mercati e regioni geografiche. OpenAI ha inoltre dichiarato di aver res open-source la tecnologia alla base di Instant Checkout – l’Agentic Commerce Protocol – in modo che sviluppatori e merchant possano iniziare sin da subito a costruire le proprie integrazioni. Questo protocollo aperto per il commercio via AI, sviluppato con Stripe e alcuni merchant leader, consente infatti ad agenti AI, persone e aziende di cooperare per portare a termine acquisti in modo sicuro e semplice da adottare.

Partner e brand coinvolti nell’iniziativa

Etsy e Shopify sono i primi grandi partner commerciali di OpenAI per il lancio di “Buy it in ChatGPT”. Fin da subito, gli utenti USA possono effettuare acquisti direttamente presso i venditori del marketplace Etsy (negli Stati Uniti) senza uscire dalla chat. A brevissimo seguirà l’integrazione di oltre un milione di merchant Shopify – inclusi marchi noti come Glossier, SKIMS, Spanx e Vuori – i cui prodotti saranno acquistabili in-chat grazie a Instant Checkout. Anche Stripe gioca un ruolo chiave: il nuovo checkout è infatti alimentato dalla tecnologia di Stripe, che ha co-sviluppato con OpenAI il protocollo ACP e gestisce i pagamenti in back-end.

Oltre a questi, l’ecosistema di ChatGPT aveva già visto collaborazioni con player del settore shopping. Ad esempio, Instacart (per la spesa online) e Klarna (per comparazione prezzi e raccomandazioni di prodotti) figuravano tra i primi plugin integrati in ChatGPT nel 2023. Queste integrazioni iniziali – seppur antecedenti al nuovo Instant Checkout – dimostrano come le grandi piattaforme ecommerce e fintech stiano sperimentando da tempo l’unione tra AI conversazionale e commercio online. Ora, con Buy it in ChatGPT, la collaborazione fa un passo avanti: non più solo suggerimenti o link generati dall’AI, ma l’intero processo di acquisto avviene dentro l’interfaccia conversazionale, con beneficio sia per gli utenti (esperienza più fluida) che per i merchant partner (nuovo canale di vendita).

Come funziona l’esperienza d’acquisto in ChatGPT

L’esperienza di shopping conversazionale offerta da ChatGPT è pensata per essere intuitiva e immediata. Ecco come funziona, passo dopo passo, l’Instant Checkout in ChatGPT:

  • Ricerca in linguaggio naturale: l’utente pone a ChatGPT una domanda di shopping o una richiesta di consiglio, ad esempio “qual è il miglior smartwatch sotto i 200€?” oppure “mi suggerisci un regalo per un amante della ceramica?”. Il modello risponde mostrando una serie di prodotti pertinenti trovati sul web, con tanto di descrizioni, immagini e prezzi. I risultati non sono annunci sponsorizzati, ma organici e ordinati per rilevanza rispetto alla richiesta dell’utente (non vengono quindi influenzati da pagamenti pubblicitari).
  • Pulsante “Compra” integrato: accanto ai prodotti potrebbe comparire un nuovo pulsante “Buy” (Compra). Ciò avviene se quel prodotto supporta l’Instant Checkout tramite ChatGPT. In tal caso l’utente, interessato all’articolo, può cliccare il pulsante senza dover aprire siti esterni.
  • Conferma dell’ordine in chat: dopo aver selezionato “Buy”, all’utente viene chiesto di confermare i dettagli dell’ordine, della spedizione e del pagamento all’interno della conversazione stessa. Se è un abbonato ChatGPT con un metodo di pagamento già registrato (es. la carta usata per l’abbonamento), questi dati vengono richiamati automaticamente; in alternativa si possono inserire o scegliere altre opzioni di pagamento supportate (carte aggiuntive, wallet veloci, ecc.). L’utente verifica indirizzo di spedizione e importo e dà il consenso finale all’acquisto, senza mai uscire dalla chat.
  • Checkout completato: una volta confermato, l’ordine viene finalizzato sul momento. ChatGPT mostrerà una conferma d’acquisto direttamente in chat. L’intero processo – dalla ricerca iniziale al pagamento – avviene quindi in un unico flusso conversazionale, “dal chat al checkout in pochi tap”.
  • Gestione da parte del merchant: dietro le quinte, ChatGPT agisce come un agente intermediario sicuro, inviando i dettagli necessari (prodotto, quantità, indirizzo, token di pagamento…) al sistema del merchant. Sarà poi il venditore ad accettare e processare l’ordine utilizzando i suoi sistemi esistenti: gestione magazzino, pagamento tramite il proprio provider, spedizione, assistenza al cliente, ecc., esattamente come avviene per un ordine sul suo sito. In altre parole, ChatGPT funge da personal shopper digitale che passa in modo sicuro le informazioni tra utente e commerciante, ma non sostituisce né duplica i sistemi e le competenze del merchant (pagamenti, logistica e supporto restano sotto il controllo del venditore).
  • Commissioni e neutralità dei risultati: OpenAI applicherà ai merchant una piccola commissione su ogni acquisto concluso tramite ChatGPT, ma ha chiarito che il servizio rimane gratuito per gli utenti finali e che i prezzi dei prodotti non subiranno alcuna maggiorazione. Inoltre, la presenza del checkout istantaneo non altera l’ordine di classifica dei prodotti mostrati: gli articoli acquistabili in-chat non godono di preferenza automatica nei risultati rispetto ad altri, né esistono posizioni sponsorizzate a pagamento. L’algoritmo di ChatGPT continuerà a ordinare i prodotti principalmente per rilevanza e qualità rispetto alla richiesta dell’utente. Solo a parità di pertinenza subentrano criteri secondari, come ad esempio disponibilità a magazzino, prezzo competitivo, qualità generale, il fatto che il venditore sia quello principale per quell’articolo, e solo in minima parte se il merchant ha l’Instant Checkout attivo, il tutto per ottimizzare l’esperienza utente.

Schema del flusso di Instant Checkout in ChatGPT: l’utente seleziona “Compra” su un prodotto consigliato, ChatGPT scambia in tempo reale dati con il backend del merchant e con Stripe (pagamenti) attraverso il Protocollo Agentic Commerce, infine conferma l’ordine al cliente. Il merchant resta al centro: decide se accettare l’ordine e gestisce pagamento, spedizione e servizio post-vendita con i suoi sistemi.

In sintesi, l’esperienza per l’acquirente è estremamente fluida e “frictionless”: dalla scoperta di un prodotto alla transazione passano pochi clic all’interno della stessa finestra di chat. Un esempio concreto: un utente chiede a ChatGPT “poster decorativo sotto i 10 dollari”; il chatbot propone alcune opzioni e tra queste un articolo su Etsy con il pulsante “Pay Here” (Paga Qui). Selezionandolo, l’utente trova i campi di pagamento già precompilati con i propri dati, conferma con un tap e il pagamento viene elaborato istantaneamente. Nel test condotto da analisti su un piccolo acquisto da $2, il flusso è risultato perfettamente seamless – un’anteprima di come ChatGPT possa ridurre drasticamente il percorso dalla scoperta al checkout. Per articoli di valore molto elevato (es. un divano da $2000), restano aperte alcune domande sulla disponibilità dei consumatori a fidarsi di un acquisto completamente via AI e sulle garanzie necessarie (verifiche, antifrode, ecc.) in questi casi. OpenAI e Stripe hanno però enfatizzato che la sicurezza è stata una priorità: il sistema utilizza token di pagamento criptati e autorizzati solo per importi e merchant specifici, e richiede sempre la conferma esplicita dell’utente ad ogni passaggio sensibile. In ogni caso, la direzione è tracciata: per ora gli acquisti in-chat saranno probabilmente più comuni per prodotti a basso e medio costo o acquisti rapidi, ma con l’evolvere della tecnologia e della fiducia degli utenti, potremmo assistere a transazioni di importi via via maggiori gestite dall’AI.

Tecnologia e API: il Protocollo Agentic Commerce (ACP)

Al cuore di questa nuova esperienza d’acquisto c’è il Protocollo Agentic Commerce (ACP) – un insieme di API e specifiche aperte che definiscono il “linguaggio” con cui un agente AI come ChatGPT può interfacciarsi con i sistemi di un’azienda per completare un acquisto. OpenAI ha open-source questo protocollo (disponibile su agenticcommerce.dev) invitando sviluppatori e merchant a implementarlo liberamente. L’ACP, co-sviluppato da OpenAI e Stripe con il contributo di alcuni grandi esercenti, è concepito per essere agnostico rispetto alle piattaforme e ai pagamenti, facile da integrare e soprattutto rispettoso dei ruoli e della sicurezza di tutte le parti coinvolte.

Gli obiettivi dichiarati di ACP sono infatti: funzionare trasversalmente a piattaforme ecommerce, gateway di pagamento e modelli di business diversi, integrarsi rapidamente senza richiedere modifiche radicali ai back-end esistenti, e mantenere il merchant in controllo diretto del rapporto col cliente in ogni fase (il venditore resta merchant of record per tutto il percorso: evaso l’ordine, gestirà lui spedizioni, resi, customer care e comunicazioni con l’acquirente). In pratica ACP fa da interprete comune tra l’AI e l’ecommerce: quando l’utente in ChatGPT piazza un ordine, il protocollo struttura e invia al sistema del merchant tutti i dettagli necessari (prodotto scelto, quantità, indirizzo, token di pagamento, ecc.) attraverso chiamate API standardizzate. Il merchant a sua volta risponde via API accettando o rifiutando l’ordine, processando il pagamento con i propri strumenti e confermando (o meno) a ChatGPT l’esito, affinché l’AI possa notificare l’utente in tempo reale. L’Agentic Commerce Protocol definisce dunque ogni messaggio e passaggio di stato di questo dialogo transazionale in modo sicuro e condiviso.

Stripe funge da partner tecnologico privilegiato in questo sistema. Se un merchant utilizza già Stripe come piattaforma di pagamento sul proprio sito, abilitare i pagamenti “agentici” via ChatGPT richiede appena una riga di codice – segno di come Stripe abbia integrato nativamente ACP nei suoi servizi. Ma anche chi usa altri provider potrà partecipare: Stripe ha introdotto un nuovo Shared Payment Token API che consente di utilizzare token di pagamento “condivisi” con l’agente AI mantenendo il proprio circuito, oppure in alternativa i merchant possono implementare la specifica Delegated Payments prevista da ACP. In entrambi i casi, il vantaggio è che non serve cambiare l’acquirer o il flusso di pagamento esistente: l’AI resta un livello aggiuntivo che si innesta sull’infrastruttura del negozio online senza stravolgerla.

Va sottolineato che sicurezza e fiducia sono pilastri fondamentali dell’architettura ACP. OpenAI afferma di aver progettato l’agente commerciale in modo che l’utente mantenga sempre il controllo: nessuna azione viene compiuta (es. addebiti) senza un’esplicita conferma nell’interfaccia chat. Il pagamento sfrutta token crittografati generati ad hoc (tramite Stripe) che sono validi solo per uno specifico importo presso uno specifico merchant, e solo previa autorizzazione dell’utente. Questo significa che ChatGPT non condivide mai direttamente i dati sensibili della carta con il venditore; trasferisce invece un token sicuro limitato a quello scopo. Inoltre viene minimizzata la condivisione di dati: il sistema invia al merchant solo le informazioni strettamente necessarie per completare l’ordine, e sempre con il consenso dell’utente. Di fatto, ACP cerca di replicare (e migliorare) online quel livello di fiducia che si avrebbe affidando un acquisto ad un assistente personale, garantendo però tracciabilità e limiti tecnici per prevenire abusi.

Dal punto di vista tecnico, questa iniziativa di OpenAI si colloca in un trend più ampio di standardizzazione dei pagamenti via AI. Pochi giorni prima, anche Google ha annunciato un proprio Agent Payments Protocol (AP2) sviluppato con oltre 60 partner (American Express, Mastercard, PayPal, ecc.), anch’esso mirato a permettere agli agenti AI di effettuare transazioni in modo sicuro e verificabile. La differenza è che AP2 introduce meccanismi come i “Mandates” (contratti digitali firmati criptograficamente a prova dell’autorizzazione utente), per tracciare ogni operazione dell’agente. Tuttavia, mentre lo standard di Google è ancora in fase di definizione e non ha ancora applicazioni consumer attive, l’ACP di OpenAI è già operativo all’interno di ChatGPT e “dal giorno uno” open-source, fungendo di fatto da prima implementazione concreta di checkout tramite AI agent su larga scala. In altre parole, OpenAI è passata dai principi ai fatti: il suo protocollo è disponibile e funzionante, con Stripe a garantirne l’affidabilità finanziaria. Questo potrebbe spingere l’intero settore ad adottare regole comuni per gli acquisti via AI, evitando che merchant e sviluppatori debbano rincorrere una giungla di integrazioni diverse per ogni assistente virtuale. Con un’unica integrazione basata su ACP, infatti, un’azienda potrà vendere tramite molteplici agenti AI, mantenendo il pieno controllo su pagamenti e dati dei clienti. All’orizzonte si profilano dunque “AI-commerce” interoperabili, dove standard come ACP (o AP2) diventeranno per il commercio conversazionale ciò che protocolli come HTTPS sono stati per il commerce sul web.

Impatto sul mercato ecommerce B2C (prossimi 12-24 mesi)

L’introduzione di acquisti conversazionali istantanei segna un potenziale punto di svolta per il mercato ecommerce B2C nei prossimi uno-due anni. Diversi osservatori vedono in questa mossa di OpenAI l’inizio di una ridefinizione del funnel di vendita online. Tradizionalmente, il percorso d’acquisto digitale partiva da una ricerca (su Google, su Amazon o su siti comparatori) per poi passare attraverso varie pagine prodotto, carrelli e checkout su siti di terze parti. Ora ChatGPT propone un modello che collassa ricerca, scoperta e pagamento in un unico flusso integrato. Questo shift verso l’“agent-mediated commerce” potrebbe ridisegnare i ruoli dei big player: la stampa specializzata ha già definito “Buy it in ChatGPT” come la mossa più audace di OpenAI per sfidare Google e Amazon sul terreno della scoperta prodotti e dell’intermediazione delle vendite. Non a caso, subito dopo l’annuncio le azioni di Etsy e Shopify sono salite in borsa (Etsy +7,3%, Shopify +4,5% negli USA), segno che il mercato intravede opportunità in questo nuovo canale di vendita. Allo stesso tempo, i concorrenti maggiori nel campo delle ricerche e dello shopping online dovranno probabilmente accelerare i propri piani: Google sta investendo nella ricerca generativa e in funzioni di shopping AI, mentre Amazon – leader dell’ecommerce – potrebbe rispondere integrando agenti AI nelle sue piattaforme (basti pensare a Alexa o ai consigli personalizzati).

Nel breve termine (12 mesi), è lecito aspettarsi che l’adozione di ChatGPT come “vetrina” per lo shopping sarà graduale ma in costante crescita. All’inizio saranno gli utenti più propensi alla tecnologia e già avvezzi a ChatGPT a sperimentare gli acquisti in-chat, soprattutto per articoli di piccola taglia o regali. Con il tempo e l’estensione a più merchant e paesi, però, ChatGPT potrebbe diventare un nuovo importante canale di traffico e conversione per molti brand. Stripe, partner del progetto, sottolinea come interfacce AI come ChatGPT stiano rapidamente diventando “un nuovo tipo di vetrina” per i consumatori, un luogo dove avviene l’incontro tra domanda e offerta. In pratica, il chatbot AI può trasformarsi in un meta-aggregatore: l’utente non naviga più su Google passando per decine di link, ma riceve una manciata di consigli mirati direttamente in chat. Per i merchant, ciò significa che la visibilità dei prodotti dipenderà dall’“ottimizzazione per l’AI” più che dalla SEO tradizionale o dalla pubblicità sui marketplace. Un esperto ha osservato che se finora l’imperativo per un ecommerce era comparire in alto su Google o su Amazon, d’ora in poi “la visibilità si sposterà verso l’ottimizzazione per gli agenti AI”, strutturando schede prodotto e metadati in modo da allinearsi alla logica di ranking degli agenti conversazionali.

Questa evoluzione comporta rischi e opportunità. Da un lato, i merchant che non riusciranno a rendere i propri prodotti “visibili” agli occhi dell’AI rischiano di diventare “invisibili” per una fetta crescente di consumatori: “Se il tuo prodotto non appare nei risultati di un agente, per il consumatore è come se non esistesse”, avverte Karen Webster, analista dei pagamenti digitali. Dall’altro lato, però, l’integrazione con ChatGPT può offrire a brand e negozi un nuovo canale di vendita diretta potenzialmente globale, senza doversi affidare esclusivamente ai motori di ricerca o alle piattaforme di e-commerce tradizionali. In prospettiva, potrebbe emergere un nuovo equilibrio competitivo: aziende agili nel fornire dati di prodotto strutturati e nel connettersi ai protocolli AI potrebbero scalzare concorrenti più lenti ad adattarsi, conquistando visibilità nell’“occhio” di ChatGPT (o di altri agenti conversazionali futuri). Si parla già di strategie di AI Commerce Optimization (AIO, in parallelo alla SEO) come nuova frontiera del digital marketing anche se noi preferiamo non cambiare acronimo: i brand dovranno anticipare e soddisfare le richieste di clienti abituati all’AI, ottimizzando i propri contenuti online sia per i clienti umani che per gli “LLM crawlers” (i modelli linguistici) che alimentano le raccomandazioni prodotto di ChatGPT.

Sul piano delle infrastrutture di pagamento e logistica, l’affermazione di Instant Checkout potrebbe portare benefici diffusi. Pagamenti più fluidi e sicuri come quelli tokenizzati di Stripe potrebbero ridurre l’attrito e le frodi, aumentando le conversioni. Si prospetta persino un futuro (oltre i 24 mesi) di “Zero Checkout”, in cui gli agenti AI completeranno acquisti in background senza necessità di intervento umano ad ogni transazione. Alcuni esperti prevedono infatti che i tradizionali wallet digitali e i check-out manuali lasceranno il posto ad assistenti che memorizzano credenziali e preferenze, effettuando acquisti in modo quasi invisibile e autonomo. L’Instant Checkout di ChatGPT viene visto come il primo passo concreto verso questa realtà. Ovviamente, perché ciò accada su larga scala, serviranno ulteriori progressi culturali e tecnologici: gli utenti dovranno sviluppare sufficiente fiducia negli agenti AI, e i protocolli dovranno garantire standard elevati di trasparenza, sicurezza e capacità di gestire eccezioni (resi, dispute, ecc.).

Nei prossimi 12-24 mesi, tuttavia, possiamo aspettarci che altri attori seguiranno la scia di OpenAI. Oltre a Google (impegnata su AP2), anche Meta, Amazon, Apple e altri big potrebbero lanciare o potenziare soluzioni di AI shopping. All’altro estremo, numerose startup AI e plugin innovativi stanno emergendo con focus su discovery e personalizzazione (dai virtual try-on basati su AI agli “stylist virtuali”), spinte da ingenti investimenti VC. Questo fermento indica che il commercio conversazionale sarà uno dei fronti più caldi dell’innovazione ecommerce nel prossimo biennio. OpenAI, aprendo il suo ecosistema (ACP open source) e muovendosi per prima, sembra voler stabilire uno standard de facto: confidano – come dichiarato – che questa funzione diventerà presto “un elemento non negoziabile per i brand online”, ossia una caratteristica cui i consumatori si abitueranno al punto da pretenderla come parte dell’esperienza d’acquisto. In definitiva, se ChatGPT riuscirà a consolidarsi come entry point dello shopping digitale, il mercato B2C dovrà ripensare le proprie dinamiche: dall’acquisizione clienti (meno SEO/SEM tradizionale, più presenza nei canali AI) fino alla gestione del rapporto col cliente post-vendita, integrando il ruolo degli agenti AI nella catena del valore.

Come cambieranno le abitudini d’acquisto dei consumatori

Dal punto di vista dei consumatori, la possibilità di acquistare direttamente tramite un assistente AI promette di modificare sensibilmente le abitudini di shopping online. La tendenza generale è verso esperienze più rapide, guidate e personalizzate, in cui l’AI riduce lo sforzo di ricerca e scelta per l’utente. Già oggi molti utilizzano ChatGPT in fase di scoperta (es. per avere idee regalo, consigli su prodotti migliori in una certa categoria, ecc.); con Instant Checkout, questi consigli potranno tradursi immediatamente in acquisti, eliminando passaggi intermedi come la navigazione su siti web, la compilazione di moduli di pagamento, ecc. Il risultato è un percorso utente semplificato: dalla domanda (“mi suggerisci un buon frullatore sotto i 100€?”) alla ricezione del prodotto a casa può intervenire solo la conversazione con l’AI e pochi tocchi sullo schermo per confermare. In un’epoca in cui l’attenzione è limitata e la convenienza è tutto, molti consumatori troveranno irresistibile questo approccio one-click-like integrato nell’AI.

Ricerche recenti confermano che comodità e velocità sono driver primari nell’adozione di AI per lo shopping. Uno studio di Cognizant e Oxford Economics ha rilevato che il 75% dei consumatori è spinto verso strumenti AI nelle compere a causa di frustrazioni nei processi d’acquisto tradizionali, e il 22% cita il risparmio di tempo come motivazione principale (percentuale quasi doppia rispetto a chi lo fa per trovare l’affare migliore, ferma al 12%). Ciò suggerisce che un numero crescente di utenti preferisce affidarsi a un assistente intelligente pur di snellire l’esperienza di shopping, anche a costo di delegare parte delle decisioni. Con ChatGPT, ad esempio, un utente potrebbe non dover più confrontare manualmente decine di recensioni o prezzi: l’AI filtrerà le opzioni e presenterà un ristretto ventaglio di scelte “ottimali”. Molti accoglieranno con favore questo filtro intelligente, vivendo l’AI come un consulente fidato che fa risparmiare tempo.

Ovviamente, la fiducia nell’AI sarà un fattore determinante. Gli utenti dovranno credere che ChatGPT proponga risultati imparziali e pertinenti, non influenzati da logiche nascoste o partnership occulte (OpenAI ha assicurato che i risultati restano organici e non sponsorizzati). Dovranno anche fidarsi che le transazioni siano sicure e che, in caso di problemi con l’ordine, avranno tutele analoghe a quelle degli acquisti tradizionali. Su questo fronte, la trasparenza sul ruolo di ChatGPT è cruciale: l’AI non sostituisce il venditore ma anzi comunica chiaramente da quale merchant si sta acquistando (nelle interfacce, il nome del negozio viene mostrato accanto al prodotto, come evidenziato da Shopify). L’utente sa dunque chi evaderà il suo ordine ed a chi rivolgersi per assistenza o resi. Questo aiuta a mantenere un senso di contatto umano e di responsabilità del merchant anche all’interno dell’esperienza AI.

In termini di abitudini, potremmo assistere a una minor fedeltà ai singoli siti o marketplace e a una maggior fiducia nell’AI come punto di ingresso. Se oggi un utente potrebbe andare direttamente su Amazon per qualsiasi acquisto, domani potrebbe rivolgersi prima a ChatGPT, che potrebbe consigliargli un prodotto venduto magari su un negozio Shopify indipendente. In questo senso, l’AI conversazionale diventa un “gateway” universale allo shopping, capace di attingere da molte fonti. Per il consumatore medio ciò significa più scelta e potenzialmente migliori match con ciò che desidera, senza doversi preoccupare di dove trovarlo – se ne occupa l’assistente. Ci si aspetta anche una crescita delle richieste personalizzate: l’utente non cerca più “scarpe running taglia 42” ma chiede “mi trovi scarpe running adatte a chi corre trail su fango, budget sotto 150€”. La capacità di ChatGPT di comprendere il linguaggio naturale e il contesto farà emergere prodotti molto mirati, e con il checkout integrato l’utente potrebbe passare dalla scoperta all’acquisto in un flusso quasi conversazionale unico.

D’altra parte, rimarranno situazioni in cui l’utente vorrà ancora visitare il sito del brand o vedere più opzioni manualmente: ad esempio per prodotti di lusso o ad alto coinvolgimento emotivo (es. moda, arredamento), dove l’esperienza visiva e il branding sono fondamentali. Gli esperti infatti sostengono che “l’AI search sarà la nuova porta d’ingresso per lo shopping, ma i siti dei brand non scompariranno”. L’AI può portare il cliente fino alla soglia, ma poi la costruzione della fiducia e della lealtà proseguirà sui canali tradizionali del brand – ad esempio, un cliente può acquistare un prodotto tramite ChatGPT, ma successivamente visitare il sito del marchio per registrare la garanzia o scoprire di più, consolidando il rapporto. Le aziende dovranno quindi pensare in termini di journey ibridi: l’AI come touchpoint iniziale e transazionale, seguito da interazioni dirette brand-consumatore per arricchire l’esperienza. In ogni caso, per molti utenti l’abitudine di “chiedere all’AI” prima di comprare potrebbe diventare la norma, così come oggi si legge le recensioni o si confrontano prezzi.

Infine, con l’aumentare dell’affidamento su agenti AI, potrebbe affiorare un nuovo tipo di fedeltà all’assistente: se ChatGPT (o Siri, Alexa evolute con LLM) dimostrano di saper consigliare bene e gestire senza intoppi gli acquisti, gli utenti tenderanno a restare nell’ecosistema di quell’assistente per la maggior parte delle loro esigenze di shopping. Ciò potrebbe disincentivare la “navigazione spontanea” su decine di siti – perché fare la fatica, se l’AI porta quello che serve? – e al contempo porrà nuove sfide, come evitare una eccessiva dipendenza da un singolo intermediario AI e assicurare la pluralità di opzioni per il consumatore. Ma per i prossimi mesi, l’aspetto prevalente sembra essere la curiosità e la comodità: provare a comprare via ChatGPT almeno una volta sarà sulla lista di molti utenti digitali, e se l’esperienza manterrà le promesse di velocità e semplicità, potrebbe rapidamente entrare nelle abitudini regolari per acquisti di routine o consigliati.

Implicazioni per imprenditori e merchant online

Per i merchant e gli imprenditori dell’ecommerce, l’avvento di “Buy it in ChatGPT” rappresenta una novità carica di implicazioni strategiche. In primo luogo, c’è un chiaro messaggio: l’assistenza conversazionale AI sta diventando un nuovo canale di vendita che nessun venditore online potrà ignorare a lungo. Così come un tempo fu essenziale ottimizzare per i motori di ricerca o avere una presenza sui marketplace, ora si profila la necessità di essere presenti nelle “conversazioni” degli utenti con le AI. Ciò significa, concretamente, integrare i propri sistemi con protocolli come l’ACP per rendere i propri prodotti acquistabili tramite agenti AI. OpenAI ha già messo a disposizione documentazione e moduli per permettere ai merchant interessati di iniziare subito a lavorare sull’integrazione. Per i venditori che operano su piattaforme già partner (ad esempio chi ha un negozio su Shopify o vende su Etsy), l’accesso al canale ChatGPT sarà in gran parte automatizzato “by default” – Shopify ha comunicato che gli ordini provenienti da ChatGPT confluiranno nell’admin del merchant esattamente come gli altri, con chiara attribuzione e commissioni trasparenti. In pratica, i merchant Shopify compariranno nelle risposte ChatGPT senza dover muovere un dito (sarà la piattaforma a occuparsi di collegare catalogo e stock al sistema AI) e potranno decidere se abilitare il checkout istantaneo o indirizzare il traffico al proprio sito. Questo implica che molti brand medio-piccoli su Shopify si ritroveranno presto, di fatto, con un nuovo canale di vendita aperto, e dovranno solo monitorarne le performance.

Per gli imprenditori con ecommerce indipendenti o su altre piattaforme (Magento, WooCommerce, ecc.), la sfida è di non restare esclusi. Aderire all’Agentic Commerce Protocol è possibile anche fuori dagli accordi con Shopify/Etsy: essendo uno standard pubblico, qualunque sviluppatore può implementare le API necessarie e poi registrarsi per far indicizzare i propri prodotti su ChatGPT. In assenza (per ora) di plugin preconfezionati, i merchant dovranno valutare di investire nello sviluppo di connettori custom o appoggiarsi a soluzioni di pagamento compatibili. Se già usano Stripe come gateway, l’adozione sarà facilitata (Stripe sta integrando ACP nei suoi SDK, rendendo la compatibilità quasi plug&play). Se usano altri sistemi, potranno usare i token Stripe SPT o attendere che il proprio provider supporti la delegated payments spec. Nel frattempo, è probabile che la community open source produca rapidamente moduli e plugin: la domanda c’è (nei forum sviluppatori ci si chiede già “quanto ci vorrà perché WooCommerce abbia qualcosa di simile?”) e l’offerta non tarderà. L’aspettativa a 12 mesi è che estensioni ACP per CMS ecommerce come Magento, WooCommerce, PrestaShop ecc. inizino ad apparire, sia per iniziativa di terze parti sia potenzialmente con il supporto diretto delle community o di Stripe. Questo perché un protocollo standard riduce lo sforzo: una singola integrazione può aprire le porte a molti agenti AI attuali e futuri, evitando di dover creare adattatori per ogni piattaforma conversazionale. Dunque, per i merchant indipendenti, muoversi presto per rendersi “AI-friendly” potrebbe garantire un vantaggio competitivo: saranno tra i primi a raggiungere gli utenti nel nuovo contesto conversazionale, invece di inseguirli dopo che i concorrenti si sono già consolidati.

Un’altra implicazione riguarda la strategia di marketing e di prodotto. Con ChatGPT che funge da consigliere imparziale basato su rilevanza, i merchant dovranno porre ancora più attenzione a prezzo, disponibilità e qualità – fattori che l’AI considera nel decidere cosa mostrare agli utenti. Non potendo comprare visibilità (niente sponsored listing al momento), la chiave sarà avere l’offerta migliore per le query rilevanti. Ciò potrebbe intensificare la concorrenza su assortimento e pricing: ad esempio, se più negozi vendono lo stesso prodotto, ChatGPT potrebbe premiare quello con disponibilità immediata e prezzo minore, o il produttore originale se presente. I merchant dovranno quindi essere attenti a queste variabili e assicurarsi di alimentare ChatGPT di dati accurati e aggiornati (stock, prezzi, descrizioni dettagliate, recensioni) affinché l’AI possa includerli nelle risposte. In questo senso, il feed prodotti diventa il nuovo contenuto SEO: va ottimizzato non solo per Google Merchant o comparatori, ma ora anche per i modelli AI. Lato brand, sarà importante mantenere riconoscibilità: ChatGPT mostra il nome dello shop chiaramente, quindi costruire una buona reputazione (es. tramite recensioni eccellenti o status di venditore “primario” in una categoria) farà sì che l’utente associ un valore positivo a quel nome quando appare in chat. Un utente che vede “Venduto e spedito da [NomeNegozio]” nella risposta di ChatGPT e conosce già quel brand, sarà più propenso a fidarsi e completare l’acquisto.

Inoltre, i merchant dovranno prepararsi a gestire operativamente ordini provenienti da ChatGPT. Sebbene tecnicamente un ordine “agentico” sia simile a uno da qualsiasi altro channel (stesse informazioni, stesso pagamento, ecc.), potrebbe essere opportuno adattare alcuni processi: ad esempio, assicurarsi che le conferme d’ordine e spedizione inviate al cliente menzionino l’esperienza ChatGPT per contestualizzare (“Hai effettuato questo acquisto tramite l’assistente ChatGPT…”), oppure predisporre il customer care a rispondere a clienti che potrebbero dire “Ho ordinato via ChatGPT, cosa devo fare per il reso?”. Dovranno anche vigilare sui tassi di conversione e resa: se l’acquisto conversazionale risulta troppo facile, c’è il rischio di acquisti impulsivi seguiti magari da ripensamenti e resi. Educare i clienti all’uso consapevole dell’AI nelle compere sarà parte della sfida.

Un punto rassicurante per gli imprenditori è che non perderanno la relazione col cliente: OpenAI ha insistito che i merchant mantengono pieno controllo come merchant of record, compresi dati di contatto (nei limiti delle info condivise per l’ordine), possibilità di comunicare per assistenza, gestione resi, ecc.. In pratica, ChatGPT è un nuovo “canale di ingresso” ma non cerca di sottrarre il cliente al merchant: non avviene un processo tipo “marketplace” dove la piattaforma controlla i dati clienti, anzi qui il venditore ha tutto come se la vendita fosse avvenuta sul proprio sito (solo con un intermediario AI nel mezzo). Questo è cruciale: significa che il merchant può comunque mettere in campo azioni di fidelizzazione post-vendita (come inviare newsletter, offrire coupon per acquisti successivi sul proprio sito, ecc.), e che l’esperienza brand non viene del tutto annacquata. Certo, viene meno l’occasione di far navigare il cliente sul proprio sito durante la prima visita (l’utente finalizza in chat senza mai vedere il sito del merchant in molti casi). Ma su questo alcune piattaforme come Shopify offrono un compromesso: il merchant può scegliere se usare il checkout in-chat oppure portare l’utente sul proprio store. Questa opzione strategica permetterà a ciascun imprenditore di decidere: privilegiare la massima frictionless conversion (checkout immediato in chat) o portare comunque traffico al proprio sito (magari per opportunità di cross-selling, tracking avanzato, ecc.). Sarà interessante vedere quale approccio prevarrà; è probabile che molti inizialmente abbracceranno il checkout istantaneo per massimizzare le vendite, e solo in un secondo momento lavoreranno per integrare quella esperienza con la propria presenza web (ad esempio invitando chi compra via ChatGPT a creare un account sul sito per offerte future).

In definitiva, gli imprenditori e merchant dovrebbero abbreviare i tempi di reazione: questa innovazione non è più teorica ma già attiva, e come tale chi per primo la sfrutterà potrebbe guadagnare quote di mercato digitali. Pensiamo all’epoca in cui comparvero i primi ecommerce mobile-friendly: chi li adottò presto intercettò subito i clienti mobile, mentre chi arrivò tardi perse opportunità. Oggi, rendere il proprio catalogo “AI-shoppable” potrebbe seguire una dinamica analoga. Anche se il volume di vendite via ChatGPT inizialmente sarà modesto, il trend è destinato a crescere con l’ampliarsi dell’user base consapevole di queste funzionalità. Inoltre, OpenAI ha creato un nuovo modello di monetizzazione (commissioni sulle transazioni) che la incentiva a spingere sempre più questo servizio, quindi possiamo attenderci migliorie continue e promozione attiva dell’Instant Checkout all’interno di ChatGPT stesso. I merchant farebbero bene a considerare nel proprio business plan 2025-2026 una voce dedicata all’AI commerce, sia in termini di costi (commissioni OpenAI analoghe a quelle di un marketplace, da incorporare nei margini) sia di investimenti (sviluppo di integrazioni, formazione interna, etc.). Chi vende online dovrà affiancare alla SEO e all’advertising tradizionale un nuovo filone di ottimizzazione per AI (o AI Commerce Optimization): preparare i propri dati di prodotto per gli algoritmi conversazionali, monitorare come i propri articoli vengono proposti dall’AI rispetto ai concorrenti, e magari interagire con OpenAI/Stripe per migliorare la propria integrazione (es. segnalando eventuali attributi aggiuntivi utili per la rilevanza). Sarà una curva di apprendimento sia tecnica che di marketing, ma ignorarla potrebbe significare scomparire dal radar di una fetta di utenti che entro 1-2 anni si sarà abituata a fare shopping parlando con un assistente virtuale.

Integrazione con piattaforme come Magento e WooCommerce

Una domanda concreta per molti operatori è: “Se non sono su Shopify o Etsy, come posso sfruttare questa tecnologia? La mia piattaforma ecommerce (Magento, WooCommerce, ecc.) sarà supportata?”. La buona notizia è che, essendo l’Agentic Commerce Protocol aperto, qualsiasi piattaforma può integrarsi implementando le interfacce richieste. Magento (Adobe Commerce) e WooCommerce sono due tra i CMS ecommerce più diffusi al mondo, soprattutto tra merchant indipendenti o medio-grandi, ed è naturale chiedersi quale sia la roadmap per queste soluzioni nell’adozione di sistemi come ACP.

Al momento dell’annuncio, OpenAI non ha menzionato esplicitamente partnership o plugin già pronti per Magento/WooCommerce. Tuttavia, possiamo delineare alcune ipotesi basate sull’ecosistema:

  • Community e soluzioni third-party: sia Magento che WooCommerce dispongono di vaste community di sviluppatori e marketplace di estensioni. È altamente probabile che sviluppatori di terze parti siano già al lavoro per creare plugin che fungano da “bridge” tra il backend del CMS e ChatGPT/ACP. Ad esempio, un modulo Magento potrebbe esporre via API il catalogo prodotti, gestire la ricezione degli ordini da ChatGPT e interfacciarsi con Stripe per i token di pagamento. Dato che il protocollo è pubblico, questi plugin potrebbero essere rilasciati in tempi relativamente brevi, specie sfruttando le librerie fornite da Stripe/OpenAI. Nei forum di settore si respira già interesse (con discussioni su “quando arriverà la feature shopping di ChatGPT su WooCommerce?”) e probabilmente i primi esperimenti open source compariranno presto.
  • Integrazione tramite Stripe o altri gateway: Molti merchant su WooCommerce e Magento utilizzano plugin di pagamento Stripe per accettare carte. Stripe ha annunciato ufficialmente il supporto a Instant Checkout, introducendo la gestione dei Shared Payment Token (SPT) e rendendo il suo sistema pronto a fungere da intermediario anche per pagamenti finalizzati da agenti esterni come ChatGPT. Questo significa che se un negozio Magento/WooCommerce aggiornerà il plugin Stripe (quando questo includerà ACP), in automatico avrà gran parte dell’integrazione risolta lato pagamento. Resterà da implementare la parte di ordini e catalogo: ovvero notificare a ChatGPT l’elenco prodotti e ricevere gli ordini. Ma su questo potrebbe intervenire Stripe stesso o partner: Stripe potrebbe ad esempio rilasciare una Stripe App o un webhook specifico che inoltra gli ordini ChatGPT direttamente al sistema ecommerce del merchant. In pratica, chi già è nell’ecosistema Stripe avrà un percorso semplificato e potenzialmente ufficiale per collegarsi all’agentic commerce.
  • Soluzioni headless/API-first: sia Magento che WooCommerce possono operare in modalità headless, cioè con API esposte per catalogo, ordini, ecc. Un merchant con capacità di sviluppo potrebbe sfruttare queste API per creare velocemente un’integrazione ACP senza aspettare plugin commerciali. OpenAI fornisce la documentazione per gli endpoint richiesti (ad es. endpoint per accettare ordini, per fornire aggiornamenti di inventario in tempo reale, ecc.), dunque un team tecnico potrebbe implementare tali endpoint nel proprio Magento/WooCommerce e ottenere la certificazione/accredito su ChatGPT. Certo, questo richiede risorse ingegneristiche, ma non è fuori portata per aziende con un reparto IT strutturato.
  • Roadmap ufficiali: per ora né Adobe (per Magento) né Automattic (per WooCommerce) hanno rilasciato dichiarazioni formali sul supporto a ChatGPT Instant Checkout. Tuttavia, visti i trend, potrebbero presto valutare partnership. Ad esempio, Adobe potrebbe integrare il supporto ad ACP in Adobe Commerce Cloud come parte delle sue offerte AI (magari collegandolo con Adobe Sensei e le esperienze omnicanale). WooCommerce, essendo open source e community-driven, forse lascerà che siano le extension house a muoversi per prime, ma potrebbe incoraggiare iniziative sul suo marketplace ufficiale.

In sostanza, Magento e WooCommerce potranno integrare questa tecnologia, e probabilmente lo faranno attraverso moduli aggiuntivi. L’orizzonte temporale dipenderà dalla domanda dal basso: se molti merchant iniziano a chiedere “posso ricevere ordini da ChatGPT?” è verosimile che plugin come “ChatGPT ACP Connector” spunteranno su GitHub o nei marketplace in pochi mesi. Questo ripercorre dinamiche già viste quando uscirono i chatbot Messenger o WhatsApp Business API: la community si mobilitò per connettere i CMS a quei canali. Qui abbiamo uno scenario analogo, con la differenza che ACP è ben definito e sostenuto da un colosso come Stripe, il che riduce le incertezze tecniche.

Per gli imprenditori su Magento/WooCommerce, quindi, il consiglio è di iniziare a pianificare il futuro attrverso una possibile integrazione. Va evidenziato che, grazie alla natura aperta del protocollo, non sarà necessario migrare di piattaforma: si potrà far dialogare ChatGPT anche con un sito custom o legacy, purché si implementino le API secondo lo spec. Questo è importante soprattutto per i merchant enterprise su Magento che non possono certo “spostarsi” su Shopify solo per avere ChatGPT – non ne avranno bisogno, potranno collegare il Magento stesso.

Inoltre, in una prospettiva più ampia, investire su ACP potrebbe rivelarsi lungimirante perché potrebbe abilitare vendite attraverso più agenti AI contemporaneamente in futuro. Ad esempio, se domani Alexa, Siri o altri assistenti adottassero standard simili (o lo stesso), un’azienda avrebbe già pronte le integrazioni. Stripe e OpenAI hanno esplicitamente dichiarato che uno degli obiettivi è evitare che i business debbano creare integrazioni con ciascun agente: con un solo sviluppo, essere presenti su tutti. Dunque, l’impegno fatto oggi per ChatGPT potrebbe ripagare multiplo domani su altri fronti dell’AI commerce.

Come prepararsi al Buy it With ChatGPT

Per agenzie e consulenti digitali, l’era dell’assistenza conversazionale rappresenta un campo di gioco nuovo in cui mettere a frutto competenze multidisciplinari: tecnologiche, di marketing e di design dell’esperienza. I merchant avranno bisogno di guide esperte per capire come “apparire” agli occhi delle AI e come integrare queste ultime nei propri funnel di vendita.

Le agenzie che sapranno far convergere la conoscenza del mondo ecommerce tradizionale con l’innovazione dell’AI generativa diventeranno partner indispensabili per gli ecommerce di nuova generazione. In un panorama competitivo in cui “AI search sarà la nuova porta d’ingresso per lo shopping”, l’obiettivo sarà accompagnare i brand ad essere pronti ad entrarvi sin dall’inizio, anziché rincorrere.

Come ben riassume Shopify, “lo shopping sta cambiando in fretta. Le persone scoprono prodotti nelle conversazioni AI, non solo tramite search o ads. [Questa integrazione] permette ai merchant di comparire in modo naturale in quei momenti e dare agli acquirenti un modo di comprare senza interrompere il loro flusso”. mamagari.it è pronta a mettere i propri clienti nella posizione di cogliere questa rivoluzione, migliorando l’esperienza utente e i risultati di business grazie all’unione di AI e commercio online.

Fonti:

OpenAI – Buy it in ChatGPT: Instant Checkout and the Agentic Commerce Protocol (29/09/2025)openai.comopenai.comopenai.com
Stripe – Stripe powers Instant Checkout in ChatGPT and releases Agentic Commerce Protocol (newsroom, 29/09/2025)stripe.comstripe.com
Shopify News – Shopify and OpenAI bring commerce to ChatGPT (29/09/2025)shopify.comshopify.com
Reuters – OpenAI partners with Etsy, Shopify on ChatGPT payment checkout (29/09/2025)reuters.com
VentureBeat – OpenAI debuts new ChatGPT “buy” button and open source Agentic Commerce Protocol (29/09/2025)venturebeat.comventurebeat.com
PYMNTS – OpenAI Puts Etsy and Shopify Inside ChatGPT’s Shopping Cart (29/09/2025)pymnts.compymnts.com
Vogue Business – OpenAI launches ChatGPT Checkout: What it means for fashion (29/09/2025)voguebusiness.comvoguebusiness.com
Finovate – Klarna Taps ChatGPT to Personalize Shopping (24/03/2023)finovate.comfinovate.com
Instacart News – Introducing the Instacart Plugin for ChatGPT (06/04/2023)instacart.com
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