AI Overview la nuova frontiera della ricerca Google e il futuro della SEO

Immagina di aver dedicato anni a ottimizzare il tuo sito per i motori di ricerca, solo per scoprire che Google ora risponde direttamente alle domande degli utenti prima ancora che questi clicchino sul tuo link. Questa non è fantascienza, ma la realtà introdotta dalle AI Overviews di Google. Le AI Overviews – letteralmente “panoramiche AI” – sono riassunti generati dall’intelligenza artificiale che compaiono in cima ai risultati di ricerca di Google, offrendo subito all’utente una risposta sintetica e completa alla sua query direttamente nella pagina dei risultati. In pratica, Google utilizza modelli avanzati di intelligenza artificiale generativa (Large Language Models, o LLM, come il modello Gemini di Google) per leggere e sintetizzare informazioni da varie fonti web, presentandole all’utente sotto forma di un breve articolo, elenco o tabella informativa. Queste panoramiche appaiono al di sopra dei risultati organici tradizionali (a volte anche prima degli annunci a pagamento) e includono al loro interno una serie di link di approfondimento – i cosiddetti link cards – che rimandano alle pagine web utilizzate come fonti per generare la risposta.

In questo articolo vedremo cosa sono esattamente le AI Overviews, come funzionano e perché Google le ha introdotte, analizzando soprattutto il loro impatto sulla SEO e sul modo in cui i siti (specialmente gli eCommerce) dovranno ottimizzare i propri contenuti. Scopriremo dati e studi aggiornati sugli effetti delle AI Overviews sul traffico organico, nonché strategie pratiche per adattare il proprio sito a questa evoluzione – dal puntare su contenuti “AI-resistant” all’ottimizzazione tecnica e di formato, fino all’importanza di costruire autorevolezza di brand. Il tutto in uno stile divulgativo, pensato per aziende con eCommerce che vogliono capire come rimanere visibili su Google in questa nuova era. Nel mentre, vedremo anche come un’agenzia SEO all’avanguardia come mamagari stia aiutando i propri clienti a ottenere risultati eccellenti anche in questo contesto in rapido cambiamento, grazie a strategie su misura e a un costante aggiornamento sulle novità di Google.
Cosa sono le AI Overviews di Google?
Le AI Overviews sono una nuova funzionalità di Google Search basata sull’intelligenza artificiale generativa. Invece di limitarsi a mostrare l’elenco classico di link blu (i risultati organici), con AI Overview Google genera automaticamente una risposta sintetica e dettagliata alla domanda dell’utente, direttamente nella pagina dei risultati (SERP). Possiamo immaginarla come una sorta di “super snippet” espanso: un box in cima allo schermo che contiene un mini-articolo riepilogativo, spesso corredato da immagini, punti elenco, persino tabelle o video, a seconda del tipo di query. Ad esempio, se un utente cerca “che cos’è la SEO?”, Google potrebbe mostrare in alto un breve paragrafo che spiega il concetto, seguito da alcuni link attinenti per approfondire. Se invece l’utente pone una domanda complessa o multi-fattoriale (per esempio “qual è il miglior laptop per grafica e quanto costa, con specifiche e confronto?”), l’AI Overview potrebbe presentarsi come una piccola guida che include un confronto tra modelli, prezzi, e link per vedere maggiori dettagli.
Dal punto di vista visivo e funzionale, le AI Overviews variano la loro presentazione in base al tipo di ricerca: possono apparire come brevi articoli informativi, elenchi puntati passo-passo, tabelle comparative di prodotti con immagini, oppure blocchi espandibili con un pulsante “mostra di più”. Sempre presenti, però, sono i link cards: sezioni all’interno del riquadro generato dall’AI che includono uno o più link cliccabili verso siti esterni, generalmente fonti utilizzate per compilare la risposta o risorse su argomenti correlati. In pratica Google non “inventa” di sana pianta le informazioni, ma le estrae e rielabora da pagine web esistenti considerate autorevoli e pertinenti. L’utente quindi ottiene subito un quadro d’insieme dell’argomento richiesto, con la comodità di poter cliccare sui link suggeriti se desidera approfondire qualche aspetto.
Da notare che questa funzionalità non si attiva per tutte le query, ma solo in quei casi in cui l’algoritmo determina che un risultato generativo possa offrire un valore aggiunto rispetto alla classica pagina di ricerca. Tipicamente, Google mostra l’AI Overview per domande di tipo informativo, per query poste in forma di domanda (chi, cosa, come, quando, perché…), per ricerche di pianificazione (ad esempio “piano pasti settimanale dieta mediterranea”), per alcuni casi di eCommerce (es. “migliori smartphone sotto i 300 euro”), nonché per interrogativi in ambito YMYL (Your Money, Your Life) come salute, finanza e questioni delicate – dove è richiesto un certo livello di accuratezza e competenza. Se invece la ricerca è molto semplice o non trarrebbe vantaggio da un riassunto AI (pensiamo a query navigazionali tipo “Facebook login” o ricerche dove uno snippet tradizionale basta), allora Google continuerà a mostrare i normali snippet e risultati ordinari. In sostanza, l’AI interviene quando può far risparmiare tempo all’utente aiutandolo a “comprendere più rapidamente l’essenza di un argomento complicato o di una domanda”, fornendo al contempo un punto di partenza per approfondire tramite link aggiuntivi.
Come funzionano e perché Google le ha introdotte?
Le AI Overviews sono rese possibili dai progressi nei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). Google utilizza un LLM proprietario (un’evoluzione del suo modello Gemini), personalizzato per la ricerca, che è in grado di analizzare molteplici fonti in tempo reale e sintetizzare una risposta coerente. In background, quando l’utente effettua una query complessa, il motore di ricerca può effettuare una sorta di “fan-out” della domanda: ovvero scomporla in sotto-ricerche e lanciare più query correlate in parallelo, attingendo da diversi set di dati e indici (sito web, Knowledge Graph, ecc.), per poi unire i risultati pertinenti nella panoramica AI. Durante questo processo, i modelli di Google identificano più pagine web di supporto e selezionano un insieme ampio e diversificato di link utili da includere nella risposta. È per questo che, spesso, le AI Overviews mostrano fonti eterogenee, talvolta anche siti che normalmente non comparirebbero tra i primi risultati organici per quella query. Google stesso ha sottolineato che le Overviews offrono “opportunità uniche per la visualizzazione di più tipi di siti”, mostrando una gamma più ampia di fonti in pagina rispetto alla ricerca classica. In altre parole, l’AI consente di portare all’utente più prospettive e contenuti da vari siti, il tutto integrato in un unico box di risposta.
Google ha iniziato a sperimentare questa tecnologia nel 2023 sotto il nome di Search Generative Experience (SGE), presentandola ufficialmente durante il Google I/O di maggio 2023. Inizialmente l’accesso era limitato (tramite Search Labs) e disponibile solo in pochi Paesi, ma nel corso del 2024 la funzione è stata ampliata a sempre più utenti. Alla fine del 2024 Google dichiarava di aver reso le AI Overviews disponibili in oltre 100 paesi nel mondo, con l’obiettivo di raggiungere oltre un miliardo di persone entro fine anno. In Europa, il rollout è stato più cauto a causa di considerazioni normative sulla privacy, ma a marzo 2025 la funzionalità è arrivata ufficialmente anche in diversi paesi UE, tra cui l’Italia (con supporto sia per ricerche in italiano che in inglese). Dunque, se gestisci un sito web italiano, dal 2025 in poi è molto probabile che le tue pagine possano essere interessate da questa novità, soprattutto se operi in settori informativi o vendi prodotti online.
Ma perché Google ha puntato sulle AI Overviews? Le ragioni sono molteplici. Da un lato, c’è l’obiettivo di migliorare l’esperienza utente: fornire risposte immediate e ben strutturate a domande complesse significa aiutare le persone a trovare ciò che cercano più velocemente e con meno sforzo. In un certo senso, Google vuole mantenere gli utenti soddisfatti all’interno del suo ecosistema, evitando che debbano rivolgersi ad altri strumenti (come chatbot esterni tipo ChatGPT) per ottenere risposte articulate. Infatti, dai test è emerso che gli utenti apprezzano di poter avere “sia una rapida panoramica dell’argomento che link per saperne di più” immediatamente a disposizione. Google ha rilevato che, grazie a queste panoramiche AI, le persone tendono ad usare di più il motore di ricerca e a sentirsi più soddisfatte dei risultati ottenuti. Dall’altro lato, c’è anche una spinta “difensiva”: l’avvento dei chatbot AI ha cambiato le aspettative degli utenti, e Google ha tutto l’interesse a integrare funzionalità simili direttamente nella ricerca, prima che gli utenti migrino altrove. In pratica, l’AI Overview rappresenta l’evoluzione della SERP per rimanere al passo con i tempi, combinando “il meglio della ricerca tradizionale con le capacità avanzate dei modelli AI” – per citare il blog ufficiale di Google.
Ovviamente, le AI Overviews sono ancora un prodotto giovane e in costante sviluppo. Google continua a raffinare i suoi algoritmi per migliorarne la qualità: basti pensare che ogni risposta generata riporta un disclaimer del tipo “Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori”. E in effetti, soprattutto nei primi tempi, non sono mancati esempi di risposte sbagliate o bizzarre divenute virali sui social. Un caso famoso è quello riportato da Wired, in cui chiedendo a Google “siamo nel 2025?” la panoramica AI ha fornito tre risposte diverse in tre tentativi, arrivando persino ad affermare con sicurezza che “l’anno attuale è il 2024” nonostante si fosse già nel 2025, e mostrando il codice postale dell’utente in risposta. Google ha dovuto ammettere l’errore e spiegare che sta continuamente migliorando il sistema per evitare tali strafalcioni. Insomma, l’AI è potente ma non infallibile: può confondersi su dettagli (come date, percentuali, nomi) e mancando del 100% di comprensione “umana” può generare testi che sembrano plausibili ma contengono imprecisioni. Per le aziende ciò significa che bisogna sì sfruttare le opportunità offerte da queste nuove risposte AI, ma anche essere consapevoli dei loro limiti. Ad esempio, un’AI Overview potrebbe sintetizzare in modo eccessivo o fuori contesto le informazioni di una pagina, rischiando di misrepresentare il messaggio di un brand. Più avanti vedremo come mitigare questo rischio. Prima, però, analizziamo come queste panoramiche AI stanno impattando concretamente la SEO e il traffico organico dei siti web.
L’impatto delle AI Overviews sul traffico organico e la SEO
L’introduzione delle AI Overviews ha sollevato, comprensibilmente, non poche preoccupazioni tra SEO e publisher. Se Google inizia a dare direttamente le risposte agli utenti, quanti di questi avranno ancora bisogno di cliccare sui risultati organici? Il timore diffuso è quello di un aumento delle ricerche “zero-click”, cioè quelle che non generano alcun click verso siti esterni perché l’utente trova già la soluzione in SERP. Già da qualche anno si parlava di zero-click search a causa dei featured snippet e delle informazioni direttamente su Google (pensiamo al meteo, alle risposte istantanee, ecc.), ma le AI Overviews portano questo fenomeno a un livello superiore.
I primi dati raccolti sembrano confermare una diminuzione dei click organici in presenza di AI Overview. Una ricerca condotta da SparkToro ha rilevato che oltre il 58% delle ricerche su Google non produce alcun clic verso altri siti. Questo dato include vari fattori, ma gli esperti lo attribuiscono in larga parte proprio alle risposte istantanee fornite dall’AI generativa. Un altro studio, condotto da Semrush su 10.000 query di tipo informativo, ha evidenziato che quando viene mostrato un riassunto generato dall’AI, sia il CTR organico che quello degli annunci a pagamento calano sensibilmente. In numeri, le ricerche di Moz indicano possibili perdite di traffico organico tra il 18% e il 64% per siti che producono contenuti informativi molto semplici (del tipo “definizione di ___”, “come fare X in 3 passi”, ecc.). Questo perché, se la risposta fornita da Google è sufficiente a soddisfare l’intento dell’utente, questi non sente la necessità di proseguire oltre e cliccare. È facile intuire come ciò possa tradursi in calo di visite e potenzialmente di conversioni per quei business che tradizionalmente attiravano utenti informativi in cima al funnel.
Un esempio concreto: se gestisco un blog aziendale e ho un articolo intitolato “Cos’è l’assicurazione RC auto e come funziona”, in passato potevo posizionarmi bene e portare migliaia di utenti curiosi di capire questo concetto. Oggi, per quella stessa query, Google potrebbe mostrare direttamente un esaustivo riassunto AI che spiega cos’è la RC auto, magari citando anche un paio di fonti autorevoli (come il sito di un’agenzia assicurativa e Wikipedia). Il risultato? Molti utenti avranno già letto la spiegazione nella SERP e non sentiranno il bisogno di cliccare sul mio articolo, a meno che non vogliano approfondire ulteriormente. Questo scenario sta già avvenendo su larga scala per tantissime query generiche.
Detto ciò, non è tuttavia tutto nero per chi fa SEO. Innanzitutto, va considerato che le AI Overviews non sottraggono totalmente il traffico, ma lo redistribuiscono in modo diverso. Se da una parte il volume complessivo di click può ridursi per certe ricerche, dall’altra Google sostiene (sulla base dei suoi primi dati interni) che i link inclusi dentro un’AI Overview ottengono più clic rispetto a quando la stessa pagina appariva come risultato classico. Questo avviene perché essere selezionati come fonte in un riquadro AI posizionato in cima equivale, di fatto, ad avere una visibilità altissima, persino superiore alla classica prima posizione organica. Un sito che magari sarebbe comparso al 5º posto nella SERP tradizionale, se viene mostrato come riferimento nella risposta AI (magari sotto forma di scheda linkata con il nome del sito), può improvvisamente trovarsi ad attirare molti più clic di quanti ne avrebbe presi come semplice risultato in seconda pagina. Inoltre, Google ha osservato che gli utenti che cliccano da un’AI Overview tendono a essere più qualificati e coinvolti: avendo letto un contesto più ampio prima di atterrare sul sito, spesso trascorrono più tempo sulle pagine e interagiscono di più, risultando in traffico di qualità migliore. Per le aziende ciò può significare un pubblico più propenso a convertire (che sia un acquisto, una registrazione, ecc.), anche se numericamente un po’ inferiore rispetto al passato.
In sintesi, l’impatto delle AI Overviews sulla SEO può essere visto da due prospettive:

- Lato negativo: potenziale calo di traffico organico sulle query informative generiche, aumento delle ricerche senza clic, rischio di vedere i propri contenuti “saccheggiati” dall’AI (che li mostra a tutti senza che passino dal tuo sito). Questo soprattutto se il tuo sito offriva principalmente informazioni facilmente replicabili altrove. Inoltre c’è la questione della perdita di controllo sul messaggio: l’AI sintetizza e potrebbe semplificare troppo, omettendo dettagli importanti o il tone of voice del tuo brand. Ciò può portare a confusione presso il pubblico o a una percezione distorta della tua azienda, senza che tu possa intervenire direttamente su quanto appare nella SERP.
- Lato positivo: maggior visibilità per contenuti di qualità e autorevoli, opportunità di emergere anche per siti che non erano top rank (grazie alla maggiore varietà di fonti mostrata dall’AI), click più qualificati e utenti più soddisfatti che arrivano sul tuo sito già con un’informazione di base assimilata. In altre parole, l’AI Overview fa un primo “filtro” informativo: chi clicca lo fa perché realmente interessato ad approfondire oltre quanto già letto, il che potrebbe portare a tassi di conversione migliori. Inoltre, ci sono nuove tipologie di query (più lunghe, complesse, multi-intento) che prima gli utenti magari non digitavano nemmeno, mentre ora con l’AI li sperimentano di più – e in queste domande articolate potrebbero emergere nicchie e parole chiave long-tail in cui posizionarsi.
Un elemento importante da considerare è che Google, nel suo comunicato ufficiale, ha voluto rassicurare i publisher affermando di voler “continuare a inviare traffico di valore ai creatori di contenuti” anche attraverso queste nuove esperienze AI. La logica è che il motore di ricerca deve mantenere un ecosistema sostenibile: se nessuno ricevesse più visite, i siti (specialmente editoriali) non avrebbero incentivo a creare nuovi contenuti di qualità, e alla lunga ne risentirebbe anche Google stesso. È il famoso “contratto non scritto” di cui parla qualche esperto SEO: Google indicizza i nostri contenuti e in cambio ci porta traffico; con le AI Overviews molti temono che Google stia “rompendo quel contratto” trattenendo gli utenti sulle sue pagine. La situazione in realtà è ancora in evoluzione, e probabilmente troverà un equilibrio: Google sta calibrando quanto e come mostrare le risposte AI proprio per non azzerare l’ecosistema web. Ad esempio, ha impostato le Overviews in modo da mostrare sempre i link alle fonti, e in certi casi volutamente non fornisce una risposta completa ma lascia all’utente la necessità di cliccare (specialmente in ambiti YMYL, dove preferisce far esplorare contenuti di esperti). Inoltre, come vedremo tra poco, per i SEO ci sono contromisure e strategie da adottare per continuare a ottenere visibilità e traffico anche in questo nuovo scenario.
Come cambiano le strategie SEO nell’era delle AI Overviews
Alla luce di quanto detto, chi si occupa di SEO (professionisti o aziende stesse) deve riadattare le proprie strategie per assicurarsi di rimanere ben visibile su Google. Non siamo di fronte alla “fine della SEO” – come qualcuno ha frettolosamente titolato – ma di certo ad una sua evoluzione significativa. Vediamo dunque quali approcci diventano cruciali.
1. Focus sulla qualità dei contenuti e l’unicità (contenuti “AI-resistant”) – Più che mai vale il mantra “Content is King”: Google lo ripete in tutte le salse che bisogna “creare contenuti utili, originali e rivolti alle persone”. Questo consiglio non è affatto nuovo, ma con le AI Overviews assume nuova rilevanza. Contenuti superficiali o puramente compilativi oggi rischiano di essere direttamente sostituiti da un riassunto AI. Al contrario, contenuti approfonditi, ricchi di insight originali, con un forte valore aggiunto hanno più probabilità sia di essere scelti dall’AI come fonte, sia di invogliare l’utente a cliccare per saperne di più. In pratica, dobbiamo puntare a produrre articoli, guide, schede prodotto che un’AI da sola non potrebbe generare altrettanto bene. Come si fa questo? Ad esempio, includendo dati proprietari, ricerche originali, case study, opinioni di esperti e storytelling autentico. Tutte cose che un modello generativo fatica a “inventarsi” perché esulano dal materiale generico disponibile online. Un contenuto con un chiaro tocco umano e di esperienza diretta (che porti magari esempi reali, aneddoti aziendali, analisi personali) risulta meno “commoditizzabile” e offre quel “qualcosa in più” che l’utente cercherà andando sul sito. Insomma, bisogna rendere i propri contenuti irrinunciabili e insostituibili, quasi come se fossero risorse specialistiche: l’AI sa riassumere l’ovvio, ma non può rimpiazzare la vera expertise e la prospettiva unica che la tua azienda può offrire.
In questa direzione va anche il consiglio di rafforzare il brand e il tone of voice: contenuti con una forte personalità e un voice riconoscibile possono creare un seguito di utenti fidelizzati che andranno comunque sul tuo sito perché lo preferiscono, a prescindere dal riassuntino AI. Un esperto ha efficacemente detto: “Il contenuto generato dall’AI è come musica d’ascensore: insipido, dimenticabile e facile da ignorare. Per distinguerti davvero, il tuo contenuto deve avere un battito, un’anima”. Questo significa raccontare storie, condividere esperienze, avere opinioni – elementi che creano connessione col lettore. Un eCommerce, ad esempio, potrebbe arricchire il proprio blog con interviste a clienti soddisfatti, guide all’uso dei prodotti basate su casi reali, confronti sinceri tra soluzioni, ecc. Questi contributi non solo piacciono agli utenti, ma forniscono all’AI sostanza migliore con cui lavorare (evitando fraintendimenti) e spesso non possono essere compressi in poche righe senza perderne il succo, spingendo così l’utente interessato a visitarne la fonte.
2. Ottimizzazione tecnica e del formato “snippet-worthy” – Per aumentare le chance che i propri contenuti vengano inclusi nelle AI Overviews (e più in generale per mantenere buone posizioni organiche), è fondamentale curare la struttura delle pagine. Le AI Overviews prediligono contenuti ben organizzati e facilmente estraibili. Ciò implica l’uso accorto di header gerarchici (H2, H3, H4) con parole chiave pertinenti, paragrafi chiari e concisi sotto ogni sezione, liste puntate o numerate dove ha senso elencare passi o elementi importanti, nonché eventuali sezioni Q&A/FAQ per rispondere direttamente a domande frequenti. Un contenuto formattato in maniera “AI-friendly” è in parte simile a quello ottimizzato per i featured snippet: ad esempio, se sappiamo che gli utenti chiedono “come fare X?”, potremmo inserire un paragrafo introduttivo che inizia proprio con “Per fare X, ecco i passaggi da seguire:” seguito da un elenco numerato. Questo approccio aumenta la probabilità che Google estragga quella porzione come risposta diretta. Una buona formattazione aiuta non solo l’AI ma anche l’utente umano, perché rende la pagina più fruibile e scansionabile – un beneficio doppio.
Altrettanto importante è utilizzare i dati strutturati (schema markup) quando possibile, per chiarire ai motori di ricerca gli elementi chiave della pagina. Ad esempio, per le pagine prodotto un markup Product completo di nome, descrizione, prezzo, recensioni ecc. aiuta Google a capire esattamente le informazioni di quel prodotto. Per gli articoli informativi, lo schema Article o FAQ può mettere in evidenza domanda/risposta. Google ha dichiarato che non servono ottimizzazioni tecniche aggiuntive specifiche per comparire nelle AI Overviews – basta essere indicizzati, rispettare le normali best practice SEO e avere contenuti di qualità. Tuttavia, fornire segnali aggiuntivi con dati strutturati e un HTML ben ordinato non può che agevolare il lavoro dell’AI nell’identificare i pezzi rilevanti del tuo testo e riportarli correttamente (diminuisce anche il rischio di misinterpretazione). Inoltre, strutturare i contenuti in blocchi logici con intestazioni chiare aumenta la chance che la tua risposta appaia completa e accurata nella Overview, con minori tagli arbitrari.
3. Authority e affidabilità contano più che mai – La SEO moderna già da anni insiste su concetti come E‑E‑A‑T (Esperienza, Competenza, Autorevolezza, Affidabilità). Con le AI Overviews, questi fattori diventano ancora più cruciali. Poiché l’AI raccoglie informazioni da varie fonti, tende a dare peso maggiore alle fonti che Google considera più autorevoli e affidabili. È un po’ come se il motore stesse facendo un “mash-up” di citazioni: è più probabile che nel riassunto AI finiscano pezzi tratti da siti riconosciuti come leader nel settore, piuttosto che da blog sconosciuti. Per le piccole aziende o i siti emergenti, ciò rappresenta una sfida: diventa più difficile scalzare i colossi perché l’AI potrebbe ignorare le fonti con minore reputazione. Studi citati da Ahrefs, ad esempio, mostrano che i siti con un profilo di backlink molto forte (soprattutto link da domini autorevoli) hanno probabilità nettamente maggiori di apparire nei risultati curati dall’AI rispetto a siti deboli in termini di link e autorità di dominio.
Cosa fare allora? Investire seriamente nella costruzione dell’autorevolezza online della propria azienda. Ciò significa, innanzitutto, creare contenuti eccellenti e affidabili sul proprio sito (come già detto), ma anche andare oltre i confini del proprio dominio: pubblicare guest post e articoli su siti rinomati del settore, ottenere menzioni in testate giornalistiche o portali di settore, partecipare a conferenze o webinar il cui resoconto viene poi pubblicato online, ecc. Ogni menzione positiva e ogni backlink da fonti di qualità è un segnale a Google che anche tu sei una fonte di qualità. Nel tempo, questo può migliorare la tua authority percepita al punto che l’AI inizierà a “fidarsi” di più dei tuoi contenuti. Google stessa nei suoi Quality Rater Guidelines sottolinea che contenuti con forte E‑E‑A‑T tendono a posizionarsi meglio; ora lo vediamo concretamente con le Overviews: vengono privilegiati contributi da editori affermati, siti governativi/istituzionali, e in generale chi dimostra competenza consolidata.
Un consiglio pratico è quello di curare le proprie pagine “Chi siamo”, profili degli autori e presenza esterna. Se sul tuo sito ogni articolo ha una firma con bio dell’autore citando le sue credenziali, o se sul web compaiono spesso citazioni della tua azienda a fianco di esperti, queste cose aiutano a costruire quell’immagine di affidabilità. Anche l’omogeneità del messaggio conta: assicurati che su diversi canali (sito, social, comunicati stampa) emergano gli stessi valori e punti di forza – così che l’AI, pescando un po’ qui e un po’ lì, ricomponga comunque un messaggio coerente. Un altro tassello è l’aggiornamento costante dei contenuti: pagine non più aggiornate o con info vecchie potrebbero essere ignorate dall’AI a favore di fonti più fresche. Aggiorna quindi regolarmente gli articoli chiave con nuovi dati, statistiche recenti, riferimenti aggiornati; questo segnale di freschezza può mantenerti competitivo nei risultati AI.
Va detto che per una piccola azienda competere con i grandi brand sul terreno dell’autorevolezza è arduo. Ecco perché può essere saggio specializzarsi in nicchie o long-tail dove i grandi non sono focalizzati, come vedremo tra pochissimo. In ogni caso, lavorare sull’autorevolezza è un investimento sul medio-lungo termine che ripaga non solo in ottica AI Overview, ma per tutta la tua visibilità su Google.
4. Puntare su keyword long-tail e contenuti di nicchia – Le AI Overviews brillano nel rispondere a domande generiche e ad ampio respiro, ma mostrano dei limiti quando la query diventa molto specifica o di nicchia. Più la domanda dell’utente è particolareggiata (ad esempio “soluzione errore E1 lavastoviglie Bosch serie XXX”), meno è probabile che l’AI abbia materiale pronto per comporre un riassunto valido. In molti casi, per ricerche dal volume basso ma molto mirate, Google non attiva affatto l’Overview e continua a mostrare i normali risultati organici, perché sa che l’AI potrebbe non essere all’altezza di fornire la risposta iper-dettagliata richiesta. Questo scenario apre un’opportunità importante: catturare il traffico “scoperto” lasciato dall’AI concentrandosi su quelle query che l’AI non riesce a soddisfare pienamente. In altre parole, raddoppiare l’impegno sulle parole chiave long-tail e sui temi specialistici.
Facciamo un esempio: un sito eCommerce di materiale fotografico potrebbe avere meno chance di emergere su una query generica come “migliori fotocamere mirrorless” (dove l’AI proporrà un confronto con link a siti noti, review ecc.), ma potrebbe invece attirare utenti su ricerche specifiche come “come impostare il bilanciamento del bianco manuale su Sony A7III per foto subacquee”. Quest’ultima è una query iper-specifica, probabilmente con pochi risultati di qualità in rete: creando un contenuto dedicato e approfondito su questo tema, l’azienda si posiziona bene ed è probabile che Google non abbia nemmeno un’AI Overview pronta (o se la mostra, sarà incompleta, spingendo l’utente a cliccare sul risultato dettagliato). Secondo WordStream, proprio perché le Overviews offrono risposte un po’ “one-size-fits-all” sulle query generali, chi cerca qualcosa di molto particolare spesso non trova soddisfazione nel riassunto AI e clicca sui risultati organici. Dunque presidiare quei micro-argomenti che sfuggono alle sintesi generiche diventa una strategia di sopravvivenza e successo.
Come identificare queste opportunità? Si può usare la normale ricerca di keyword prestando attenzione alle frasi lunghe, alle domande insolite che compaiono nei People Also Ask, agli spunti di strumenti come AnswerThePublic, ecc. Inoltre, monitorare manualmente quando per certe query appare o meno la Overview AI: se noti che per una domanda utile al tuo business l’AI non compare (o appare ma è palesemente scarna), hai individuato uno spazio dove puoi inserirti. Anche quando l’AI Overview esiste ma copre solo parzialmente il tema, puoi creare un contenuto che colmi quelle lacune, offrendo magari esempi concreti, consigli o dettagli personalizzati che l’AI non fornisce. Ricorda: più la richiesta richiede competenza specifica o risponde a un’esigenza di nicchia, più hai margine per fare meglio dell’AI.
Questa strategia non solo ti porta traffico qualificato (per definizione le long-tail hanno intenti più precisi e spesso più vicini alla conversione), ma ti aiuta anche a costruire quell’autorevolezza di cui parlavamo: diventare il “go-to” su determinati argomenti verticali. In futuro, man mano che l’AI migliorerà, potrebbe riuscire a rispondere anche a query sempre più dettagliate, ma se a quel punto le fonti di riferimento per quelle nicchie sei tu, continuerai ad avere un vantaggio.
5. Integrare contenuti visivi e multimediali – Un altro aspetto da considerare è che Google sta rendendo la ricerca sempre più multimediale. Abbiamo accennato che le AI Overviews talvolta includono immagini, video o elementi interattivi (come nel caso delle ricerche shopping, di cui parleremo nella sezione eCommerce). E con l’avvento di funzionalità come la ricerca multimodale (fare una foto e chiedere all’AI di rispondere su quell’immagine), i contenuti visivi assumono maggiore importanza. In generale, si osserva che Google tende a dare risalto a video e immagini per certe query, anche integrandoli dentro le Overviews quando rilevanti. Ad esempio, per una query tipo “come riparare un rubinetto che perde”, l’AI potrebbe mostrare un riassunto testuale ma anche incorporare un breve video tutorial YouTube direttamente nella risposta generata, perché sa che un contenuto visuale è utile.
Per le aziende, questo significa che puntare solo su testo potrebbe non bastare più: conviene arricchire il proprio sito con video, infografiche, foto di qualità, ecc. Se hai video tutorial o dimostrativi, inseriscili nelle tue pagine (e su YouTube con opportuni tag/descrizioni) così che possano comparire nei risultati AI o quantomeno nei risultati organici tradizionali accanto alla overview. I numeri del resto parlano chiaro: il 91% delle imprese dichiara che il video marketing ha aumentato il traffico al sito, e Google stesso attraverso l’AI sembra favorire nei riassunti i contenuti video ben fatti perché offrono un’esperienza più ricca agli utenti. Anche immagini originali e di alta qualità sulle tue pagine (con relativo alt text descrittivo) possono aiutare nell’era della ricerca visiva: ad esempio, se vendi un prodotto e un utente carica la foto di un oggetto simile chiedendo info, l’AI potrebbe attingere a Google Immagini e ai dati di Google Merchant Center per fornire risultati pertinenti. Avere foto accuratamente ottimizzate e schede prodotto ben compilate aumenta la probabilità di essere mostrati in quei contesti.
Inoltre, lato engagement umano, contenuti multimediali aumentano il tempo di permanenza sul sito e la soddisfazione del visitatore – segnali comportamentali che, sebbene indiretti, possono giovare alla SEO nel suo complesso. Quindi, investire in video tutorial, guide interattive, gallerie immagini, podcast trascritti, ecc. rende il tuo sito più competitivo e offre all’AI più modalità per includerti nelle sue risposte (magari citando “fonte: [NomeBrand] – Video tutorial” o mostrando anteprime di immagini che portano al tuo sito).
AI Overviews e siti eCommerce: cosa cambia?
Finora abbiamo parlato in generale, ma quali sono le implicazioni specifiche per chi gestisce un eCommerce? Questo tipo di siti vive di visibilità su Google sia per intercettare utenti che cercano prodotti specifici, sia per farsi conoscere da chi esplora categorie merceologiche o confronta alternative. Le AI Overviews impattano anche in questo campo, in modo leggermente diverso rispetto ai contenuti informativi.
Ricerche di prodotto e Shopping Graph
Per molte query di natura commerciale (query eCommerce), Google tende ad integrare i risultati dell’Shopping Graph nelle AI Overviews. Lo Shopping Graph è il sistema di Google che raccoglie dati da Google Merchant Center (feed prodotti dei negozi), recensioni online, video di YouTube riguardanti prodotti, schede di Google Shopping, ecc., e li utilizza per mostrare all’utente consigli di acquisto. In pratica, se si cerca “miglior smartphone sotto i 300€”, l’AI Overview potrebbe presentare una lista di 3-5 telefoni con immagine, nome modello, un paio di specifiche chiave o punti di forza, e magari il range di prezzo. Cliccando su uno di essi, spesso si apre un pannello laterale (o una pagina dedicata) dove l’utente può vedere dove acquistare quel prodotto, leggere recensioni, confrontare offerte – il tutto alimentato dallo Shopping Graph di Google.
Questo significa che per un eCommerce la presenza nei risultati AI è legata non solo ai contenuti testuali del sito, ma anche ai dati prodotto forniti a Google. Se il tuo negozio online ha un feed su Google Merchant Center ben mantenuto, con titoli chiari, descrizioni ricche di dettagli e attribuzioni corrette (prezzo, brand, availability, GTIN, ecc.), i tuoi prodotti hanno più probabilità di comparire tra quelli consigliati. Non è garantito, perché Google aggrega molti fattori (inclusi rating e recensioni), ma è un prerequisito fondamentale. Aggiorna dunque costantemente il tuo catalogo su Merchant Center, assicurati che le foto siano di buona qualità e che i prodotti abbiano almeno qualche recensione genuina dei clienti (questo impatta sulla fiducia e quindi sulla visibilità nel Graph). In pratica, la SEO per eCommerce dovrà sempre più integrarsi con quella che un tempo si chiamava search engine marketing sul fronte shopping: presenza su Google Shopping, su schede di prodotto arricchite, etc., perché l’AI Overview attinge a quel bacino.
Un altro esempio: per la query ipotetica “cosa leggono i ragazzi di 14 anni oggi?”, Backlinko ha riportato che l’AI Overview mostrava un elenco di libri giovanili con immagini delle copertine. Cliccando sull’immagine di un libro, Google apriva un pannello con link per acquistarlo o per saperne di più, includendo vari negozi online e siti informativi. Dunque, se vendi libri e vuoi comparire, devi essere presente con il tuo catalogo nel sistema di Google.
Contenuti e recensioni di prodotto
Oltre ai feed di prodotto, anche i contenuti testuali legati ai prodotti rimangono importanti. Pensiamo alle ricerche pre-acquisto come “meglio iPhone 14 o Samsung S22” – l’AI Overview potrebbe generare un confronto sintetico tra i due modelli, citando magari parti di recensioni o articoli comparativi. Se il tuo eCommerce mantiene un blog con recensioni approfondite, guide all’acquisto, confronti tra prodotti, quei contenuti potrebbero essere estratti dall’AI per rispondere a queste query commerciali informazionali. Ad esempio, se sul tuo sito hai una guida “5 cose da sapere prima di comprare un robot aspirapolvere”, e un utente cerca “quale robot aspirapolvere per peli di animali domestici”, l’AI potrebbe cogliere dalla tua guida i passaggi rilevanti e includerli nella risposta (con link al tuo sito come fonte). Ciò sottolinea che la strategia di content marketing nel contesto eCommerce diventa ancor più vitale: non basta caricare prodotti, conviene investire in contenuti attorno ai prodotti (guide, consigli d’uso, articoli informativi) per presidiare quelle query dove l’utente sta ancora decidendo cosa acquistare. Se i tuoi contenuti rispondono bene, potresti comparire nell’Overview e acquisire visibilità come brand autorevole prima ancora che l’utente clicchi su un negozio qualsiasi.
Bisogna tuttavia porre attenzione alla precisione delle informazioni. L’AI generativa potrebbe confondere modelli o mescolare specifiche tecniche se i contenuti online sono incoerenti. Quindi, come eCommerce, assicurati che le descrizioni dei tuoi prodotti siano accurate e allineate alle specifiche ufficiali (es: non scrivere “questo smartphone ha la miglior fotocamera sul mercato” se non è vero, perché l’AI potrebbe riprenderlo e presentarlo come fatto – salvo poi deludere l’utente). Mantieni anche un occhio su eventuali errori che l’AI commette riguardo ai tuoi prodotti o servizi: se noti che nelle risposte AI circolano informazioni errate (es. vecchi prezzi, disponibilità non aggiornata, caratteristiche sbagliate), correggi subito le tue fonti (il tuo sito, o eventuali dati strutturati) così da fornire all’algoritmo elementi aggiornati.
Esperienza utente e conversioni
Un aspetto forse positivo per gli eCommerce è che, come dicevamo, il traffico che arriva tramite AI Overview tende ad essere più qualificato. Questo può tradursi in migliori tassi di conversione. Chi arriva sul tuo sito dopo aver letto la panoramica AI, probabilmente ha già filtrato alcune informazioni e ha scelto te tra le fonti disponibili perché interessato a qualcosa di specifico che offri. Ad esempio, se la panoramica dice “Il negozio X offre una guida dettagliata su come scegliere le scarpe da running e consiglia alcuni modelli”, l’utente clicca sul tuo link già sapendo che troverà quella guida – è un utente più predisposto, magari più avanti nel processo decisionale. Il consiglio qui è di farsi trovare pronti a convertire questo traffico qualificato: cura la pagina di destinazione (landing) affinché sia veloce, mobile-friendly, con call-to-action chiare (se l’obiettivo è vendere o far iscrivere alla newsletter), e offri subito valore aggiunto appena l’utente arriva (es: contenuti correlati, prodotti raccomandati, ecc. pertinenti a ciò che cercava). Ricordiamoci che Google ha enfatizzato di guardare al “valore complessivo delle visite” più che al puro numero di click: quindi se anche avrai un po’ meno utenti, ma quelli che arrivano comprano di più, il tuo business sarà comunque in crescita.
SEO locale e dati business
Un accenno anche al fatto che Google con le AI Overviews potrebbe integrare anche dati da altri sistemi per query di natura locale o di servizio (es: “miglior pizzeria a Milano aperta ora”). Per un eCommerce che ha negozi fisici o punti di ritiro, è importante mantenere aggiornati i dati su Google Business Profile e informazioni di contatto, orari, ecc., perché l’AI potrebbe includere elementi come mappe o suggerimenti locali nelle sue risposte per query geolocalizzate. Anche se questo esula un po’ dall’ambito strettamente eCommerce online, rientra comunque nella strategia complessiva di presenza su Google.
In conclusione, per gli eCommerce la chiave è integrare SEO, marketing dei contenuti e feed/prodotti: lavorare cioè sia sulle componenti di informazione (per attirare e guidare l’utente nelle fasi iniziali del percorso di acquisto), sia sulle componenti transazionali (assicurando che i propri prodotti siano ben rappresentati e competitivi dentro l’ecosistema Google). Le AI Overviews sono un ponte tra queste due cose: offrono consigli e poi invitano all’azione tramite i link ai siti – facciamo in modo che il nostro sito sia quello su cui gli utenti cliccano, e dove poi rimangono felici di completare l’azione (acquisto o altro).
Come prepararsi al futuro della ricerca AI: consigli finali
Le tendenze delineate dalle AI Overviews ci fanno capire che la SEO non scompare, ma deve adattarsi. Per ricapitolare in chiave pratica, ecco una serie di passi che la tua azienda può compiere per rimanere al top dei risultati anche con l’avvento massiccio dell’intelligenza artificiale nella ricerca:
- Continua a seguire le best practice SEO tradizionali: Google ha confermato che non esistono trucchi o requisiti speciali per entrare nelle AI Overviews, se non fare le cose fatte bene come sempre. Quindi, non trascurare aspetti come la corretta indicizzazione del sito, l’uso di meta-tag appropriati, la velocità di caricamento, l’ottimizzazione mobile, la struttura del sito chiara. Una base tecnica solida rimane il fondamento su cui costruire tutto il resto.
- Monitora i tuoi dati e segnali in Search Console: Google sta integrando i dati delle funzionalità AI nei report di Search Console, conteggiandoli nel traffico di ricerca totale (probabilmente verranno aggiunti filtri specifici man mano). Osserva se noti variazioni anomale di impression e click per determinate query a partire dal 2024/2025; potrebbe indicare che per quelle query è comparsa un’AI Overview. Tieni d’occhio anche metriche di comportamento onsite come tempo medio e pagine per sessione: se migliorano mentre i click calano leggermente, forse stai ricevendo utenti più motivati via AI.
- Studia le SERP del tuo settore: Fai ricerche simulando il punto di vista dei tuoi clienti e vedi quando appare l’AI Overview. Analizza quali siti vengono citati come fonti nei tuoi temi chiave: sono concorrenti? Sono grandi publisher? Cosa hanno che tu potresti emulare o a cui potresti contribuire? Ad esempio, se noti che per “consigli arredamento soggiorno piccolo” l’AI cita sempre un certo blog di design, valuta se puoi ottenere un guest post lì sopra o almeno prendi ispirazione dalla struttura e dagli argomenti trattati da quel blog. Conoscere come l’AI “vede” il tuo settore è fondamentale per posizionarti di conseguenza.
- Adatta il tuo content marketing alle nuove opportunità: rivedi il calendario editoriale e cerca di includere contenuti pensati per colmare i gap delle AI Overviews. Potresti creare ad esempio una rubrica di articoli ultra-specialistici (per le long-tail), oppure delle guide “mito vs realtà” su temi in cui circolano informazioni sbagliate (così se l’AI diffonde qualche imprecisione, tu hai l’articolo che la corregge e magari verrà linkato). Pensa anche a formati nuovi: ad esempio, potresti aggiungere una sezione FAQ in fondo ai tuoi articoli con domande correlate alla main topic – queste potrebbero essere agganciate dall’AI come risposte rapide a sotto-questioni.
- Interagisci con la community e genera buzz: in un mondo in cui l’AI sintetizza i contenuti, avere persone che parlano spontaneamente del tuo brand online è un plus. Se utenti su forum, social, Reddit, citano le tue risorse come punto di riferimento, l’AI potrebbe captare questi segnali. Inoltre, più si parla di te su diverse piattaforme, più aumentano le possibilità di venire considerati una fonte rilevante. Dedicati quindi al Digital PR: partecipa a discussioni, rispondi a quesiti su Quora/StackExchange, promuovi la condivisione dei tuoi contenuti. Non si tratta di spam, ma di esserci dove il tuo pubblico dialoga – l’AI dopotutto attinge anche da quegli spazi user-generated in certi casi.
- Non trascurare il paid e altre fonti di traffico: un consiglio SEO counterintuitivo, ma in questa fase di cambiamento conviene diversificare. Google ha affermato che gli annunci continueranno ad apparire su posizioni dedicate anche nelle pagine con AI Overview. Se il tuo organico soffre un po’, potresti compensare temporaneamente con campagne mirate su Ads per restare visibile. Anche lavorare su newsletter, canali social, referral e community proprie aiuta a non dipendere unicamente dal traffico di ricerca. L’obiettivo finale è farsi trovare dall’utente ovunque sia, anticipando le sue mosse in un percorso d’acquisto frammentato tra AI e canali tradizionali.
In mezzo a tutte queste tattiche, vale però una considerazione generale: la user experience rimane la stella polare. Google sta evolvendo la sua ricerca per rispondere sempre meglio ai bisogni delle persone; se anche tu, con il tuo sito, metti sempre al centro le esigenze reali degli utenti (che siano informazioni utili, un acquisto facile, un supporto post-vendita efficiente, ecc.), allora qualunque siano i cambiamenti algoritmici, avrai buone chance di emergere. L’AI in questo senso costringe tutti ad alzare l’asticella: meno trucchi, più sostanza.
Il ruolo di un’agenzia SEO nel nuovo panorama (mamagari)
Adattarsi a tutti questi cambiamenti non è semplice, soprattutto per un’azienda che deve anche occuparsi del proprio core business. Ecco perché rivolgersi a professionisti esperti di SEO può fare la differenza tra perdere terreno e, al contrario, cavalcare l’onda dell’innovazione. Agenzie come mamagari, specializzate in SEO e marketing digitale, stanno già affrontando sul campo le sfide poste dalle AI Overviews per diversi clienti e settori. Grazie a un costante aggiornamento, test pratici e all’esperienza con siti eCommerce di varia natura, mamagari è in grado di rivedere la strategia SEO del tuo brand alla luce delle novità e mettere in atto tutti gli accorgimenti necessari per mantenere e migliorare la visibilità organica.
Un buon partner SEO può aiutarti in molti modi concreti in questo scenario:
- Audit dei contenuti e strategia “AI-oriented”: gli esperti possono analizzare il tuo sito e identificare quali contenuti potrebbero essere penalizzati dall’arrivo delle AI Overviews e quali invece opportunità creare di nuovi. Ad esempio, mamagari potrebbe suggerirti di unire o arricchire certi articoli troppo brevi, oppure di creare sezioni FAQ dove mancano, o ancora di sviluppare contenuti multimediali laddove vede potenziale. Il tutto basato su dati e sulle best practice più aggiornate.
- Ottimizzazione tecnica approfondita: come abbiamo visto, dettagli tecnici (schema markup, headings, velocità) contano. Un’agenzia ha le competenze per implementare rapidamente miglioramenti sul sito (ad esempio aggiungendo dati strutturati per prodotti, FAQPage, Article, etc.), assicurando che Google possa “leggere” al meglio ogni pezzo del tuo contenuto. Inoltre, può occuparsi di inserire le eventuali meta-tag di controllo (come
nosnippet) se ci fossero casi in cui preferisci che l’AI non prenda pezzi di testo (anche se va usato con cautela, perché limitare troppo potrebbe escluderti da queste vetrine AI). - Monitoraggio e adattamento continuo: l’AI evolve, Google cambia parametri magari di mese in mese. Un’agenzia come mamagari monitora costantemente le performance (ranking, traffico, conversioni) e gli aggiornamenti del settore. Ciò significa che se tra sei mesi Google modificherà il modo in cui le Overviews selezionano i link (ipotesi: dando più peso alle pagine fresche), l’agenzia se ne accorge subito e potrà consigliarti un piano di aggiornamento contenuti. Essere reattivi in tempi brevi a questi cambi di rotta è spesso ciò che distingue chi sale in vetta da chi resta indietro.
- Approccio olistico e personalizzato: soprattutto, un’agenzia porta una visione a 360°. Nel caso di mamagari, l’approccio è fortemente orientato ai risultati di business: non si tratta solo di “fare SEO” in senso stretto, ma di integrare SEO con content marketing, UX, conversion rate optimization e persino formazione interna al cliente. Se per esempio le AI Overviews riducono il traffico informativo, mamagari potrebbe proporti azioni complementari come migliorare le campagne di email marketing per massimizzare il valore dei visitatori esistenti, oppure implementare sistemi di marketing automation che intercettino gli utenti provenienti dall’AI Overview con messaggi su misura. L’obiettivo è raggiungere i migliori obiettivi SEO per i clienti, che in ultima analisi significa far crescere il business nonostante lo scenario in cambiamento – e su questo mamagari vanta casi di successo in cui, anticipando i trend e ottimizzando a tutto campo, i siti dei clienti hanno continuato a primeggiare nelle SERP italiane.
In un periodo storico dove l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo in cui le persone trovano informazioni e prodotti, avere al proprio fianco un team di esperti aggiornati è un enorme vantaggio competitivo. Permette di evitare gli errori, di non farsi cogliere impreparati e di sfruttare per primi le opportunità. Ogni rivoluzione porta con sé vincitori e vinti: scegliendo partner come mamagari, ti assicuri di avere le carte in regola per stare dalla parte di chi vincerà la sfida della visibilità online nel mondo post-AI Overview.
In buona sostanze…
Le AI Overviews rappresentano senza dubbio una svolta epocale nel modo in cui Google presenta le informazioni. Per gli utenti, possono significare risposte più rapide e ricerche più interattive; per le aziende e i SEO, comportano nuove sfide ma anche nuove aperture. In questo lungo viaggio all’interno del fenomeno, abbiamo visto come funzionano queste panoramiche AI, quali effetti stanno avendo sui numeri del traffico e sulle strategie di ottimizzazione, e come possiamo reagire efficacemente.
Il focus principale che dobbiamo tenere a mente è che Google premia (e premierà sempre) chi offre valore aggiunto reale agli utenti. L’AI generativa in fondo è un potente strumento al servizio di questo obiettivo: se il tuo sito fornisce contenuti eccellenti, affidabili, aggiornati e utili, Google vorrà comunque indirizzare gli utenti verso di te, sia tramite un link in una Overview, sia con un risultato organico classico. Nulla vieta, anzi, che tu possa ottenere visibilità sia dentro la risposta AI sia come primo risultato organico sottostante – doppia esposizione! – come già avviene in alcuni casi. E se anche in alcune query verrai momentaneamente oscurato dal box AI, puoi trovare altre strade per farti trovare. La SEO è un gioco di adattamento continuo, e questo momento non fa eccezione.
Abbiamo imparato che serve elevare la qualità e unicità dei contenuti (“be irreplaceable”), strutturare le informazioni in modo ottimale, costruire l’autorevolezza del brand e magari concentrarsi sui segmenti dove l’AI è meno efficace (long-tail, nicchie, esperienze utente personalizzate). Serve anche una buona dose di mentalità aperta: provare approcci nuovi, misurare i risultati e non avere paura di cambiare rotta rapidamente se qualcosa non funziona più. In questo contesto, affidarsi a professionisti preparati può far risparmiare tempo prezioso e portare idee fresche che internamente non erano emerse.
In definitiva, le AI Overviews non segnano la fine del traffico organico, ma la fine della “vecchia” SERP come la conoscevamo. Si apre un panorama dove SEO, content marketing, UX e AI convergono. Chi saprà muoversi con agilità in questo nuovo ambiente ne uscirà rafforzato. Google continua a evolvere – lo ha sempre fatto – e con esso evolvono i modi in cui un’azienda può raggiungere il suo pubblico online. Mantieni lo sguardo fisso sulle esigenze dei tuoi utenti (che sono poi i clienti) e utilizza gli strumenti a disposizione, AI inclusa, per soddisfarle meglio dei tuoi concorrenti: questa è la ricetta per restare al top, oggi con le AI Overviews e domani con qualunque altra novità il futuro ci riserverà.










